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Lettera agli Efesini - introduzione traduzione e commento

Lettera agli Efesini - introduzione traduzione e commento

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di Felice Montagnini 

Queriniana 1994 

Collana Biblioteca biblica diretta da Antonio Bonora e Giuseppe Segalla 

pp. 467 

lievi gore ai tagli - volume usato 

Questo volume fa parte della collezione Religione di iolibrocarmine 

La lettera agli Efesini è stata definita "scritto senza patria", e tale appare veramente a prima impressione. Ma una lettura attenta consente di rettificare questo giudizio. Più che "senza patria", si tratta di uno scritto caleidoscopico, nel quale ciò che a prima vista si presenta chiaro resta poi avvolto nell'ombra, e, al contrario, quello cha appare sfuggente tende ad assumere contorni abbastanza definiti. Chiari appaiono i destinatari ("i santi che sono in Efeso") e il mittente (l'apostolo Paolo, "prigioniero di Cristo", "prigioniero nel Signore"). Ma né l'una né l'altra indicazione trova riscontro nel contenuto della lettera, poiché questa non conserva traccia dei lunghi e significativi rapporti intercorsi fra l'Apostolo e la metropoli dell'Asia e, più che a una precisa comunità - con specifici problemi, pregi e difetti - sembra indirizzata a un insieme di chiese, e inoltre può esser diretta alla cristianità di ogni tempo più di quanto non lo sia qualsiasi altra lettera paolina. A differenza di mittente e destinatario, il contenuto si presenta difficile da decifrare e appesantito da un procedere stilistico che, specialmente nei passi di marcata rilevanza dottrinale, giunge fino a rasentare l'artificio. Ma, se si confronta la cristologia e l'ecclesiologia della lettera agli Efesini con quelle delle altre lettere, specialmente la lettera ai Colossesi, risulta chiaro che queste stanno in stretto rapporto con il corpus paolino, al quale si richiamano sviluppandone la dottrina. Lo sviluppo appare di stampo cattedratico; ma insieme ha presente una situazione di difficoltà dei destinatari - chiunque essi siano -, poiché gli ex-gentili faticano ad entrare a fondo in comunione con i cristiani provenienti dal giudaismo. In via di ipotesi si può pensare che questa difficoltà, sempre latente nelle cristianità paoline, si sia aggravata in seguito alla guerra giudaica del 66-70 d.C. e alla conseguente massiccia emigrazione dalla Palestina degli abitanti, compresi i cristiani, i quali cercavano scampo nelle regioni circostanti, fino alla provincia romana dell'Asia. La lettera, più che prender di petto la situazione, mette in risalto il motivo nel quale affonda le radici il dovere della comunione. In questa, infatti, si riflette il "mistero", cioè il principio di unità che Cristo introduce nel creato: prima nel cosmo, che grazie a lui non appare come agglomerato casuale, ma come un insieme armonico; poi nella storia, che è segnata dalla riconciliazione di giudei e gentili; infine nella coppia e nella famiglia cristiana.

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